Artista autodidatta, svolge la professione di illustratore naturalista dal 1991. Predilige lavorare con acquarello, tempera, china e matita.

Dal 1997 al 2000 è stato selezionato tra i partecipanti alla Mostra Internazionale degli Illustratori di Bologna. Nel 2008, 2009 e 2011 ha esposto a Londra alle annuali esibizioni della Society of Wildlife Artistis. Nel novembre del 2010 è stato invitato ad esporre i suoi acquarelli e i suoi taccuini alla XI° Biennale du Carnet de Voyage a Clermont-Ferrand in Francia. Nel 2010 e nel 2011 ha partecipato con i suoi lavori alla manifestazione "Matite in viaggio" organizzata al Palazzo Candiani di Mestre. 

Collabora con Riserve naturali, Parchi Regionali e Nazionali, per i quali ha pubblicato numerosi libri. Ha realizzato pubblicazioni per Musei di Storia Naturale, Regioni e Province, ha lavorato come illustratore per le riviste OASIS, AIRONE e LE SCIENZE e con la LIPU per illustrazioni e poster didattici. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni naturalistiche per case editrici (es. Muzzio, Giunti, Utet, Airplane). Ha pubblicato alcune raccolte dei suoi lavori in "le rondini volavano sull'acqua i verdi di aprile erano ovunque", "Trebbia.I, le ore sottili" e "Stirone.I, la bellezza del margine", “Nure.I, il Ragola blu” e "Arda.I, l'eterno passato". Nel 2011 ha realizzato una guida sul Parco del Trebbia che raccoglie acquarelli, disegni e scritti.

A che età hai cominciato a disegnare?

Come tutti i bambini ho disegnato fin dai primi anni della mia vita e, forse, rispetto ad altri non ho poi più smesso. Disegno e natura sono sempre stati per me un binomio pressoché indissolubile. Se perdessi il mio interesse per il mondo naturale e la vita selvatica probabilmente smetterei anche di disegnare e dipingere. Disegnarla è uno dei modi per comprenderla. Detto questo la mia passione per il disegno naturalistico ha certamente ricevuto anche uno stimolo importante dal fatto che mio padre sia un ottimo illustratore botanico e, soprattutto nei primi anni della mia vita, l’osservazione dei suoi lavori è stata per me un importante riferimento.

Hai una tecnica che preferisci e ti permette di esprimere al meglio le tue espressioni artistiche?

Ho da sempre privilegiato le tecniche che hanno come base i colori ad acqua, tempera prima ed acquarello poi. Questa ultima tecnica, con tutto il suo carico di difficoltà e di opportunità, è attualmente, da circa una quindicina di anni, per me, la più coinvolgente e la più adatta al dialogo costante con la vita selvatica. Il mio tempo trascorso in natura a dipingere e disegnare è aumentato costantemente, divenendo tra i più importanti, ove il dipingere diventa anche una sedimentazione di emozioni. Tuttavia continuo anche ad apprezzare la più riflessiva pittura in studio. Amo anche la pittura basata sui ricordi e su pochi schizzi, che da maggior spazio alla rielaborazioni delle emozioni.

Perché hai scelto la natura piuttosto che ritratti, paesaggi o altri soggetti?

Dipingere la vita selvatica credo sia stata una naturale conseguenza dell’attrazione che essa ha da sempre esercitato su di me. Un modo per partecipare a tanta bellezza o forse, più ingenuamente, per controllarne il fascino. Disegnare e dipingere vuol dire certamente analizzare, scomporre e poi ricomporre con differenti gradi di approssimazione ciò che osserviamo. E se tra i tanti stimoli che induce la bellezza della vita selvatica vi è anche quello della sua imitazione, il dipingerla può essere considerato un tentativo di ripercorrere e comprendere quell’atto creativo che l’ha generata. Anche i paesaggi, meglio se selvatici, da alcuni anni, rientrano sempre più spesso tra i miei soggetti.

In molti autori la fedeltà dei colori, delle proporzioni, delle raffigurazioni dei comportamenti è importante come ti prepari per elaborare al meglio un’opera in tale orientamento?

Se lo scopo dell’illustrazione o del dipinto è il raggiungimento di una fedele approssimazione del soggetto credo che non si possa prescindere dalla precisione del disegno, delle proporzioni e dei colori. Il grado di squilibrio di una di queste componenti renderà la nostra raffigurazione più o meno “naturalistica”. Tuttavia ritengo che i primi due passi, l’osservazione e il disegno, siano fondamentali al fine del raggiungimento di un buon lavoro. Altro discorso se il soggetto naturalistico è l’argomento dal quale iniziare un processo interpretativo più libero ma altrettanto efficace nel rappresentare la spirito della vita selvatica. Personalmente tendo a privilegiare il primo approccio. L’illustrazione dei comportamenti richiede certamente molto ore di osservazione sul campo e di ricerca (spesso solo per un brevissimo periodo dell’anno gli animali mostrano certi comportamenti), taccuini per gli schizzi e appunti, e le indispensabili sequenze filmate o fotografiche.

 

 

 

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Ci sono uccelli più difficili da ritrarre?

Credo che i piumaggi più disegnati ed eterogenei (es. limicoli) siano solitamente più impegnativi, sebbene molto dipende dal tipo di illustrazione che vogliamo ottenere. La maggior difficoltà ritengo tuttavia, non risieda nel tipo di uccello, quanto nel catturarne la sua “selvaticità”.

Quanto tempo occorre per completare un’opera?

Dipende in genere dal formato, tuttavia le più impegnative mi richiedono 2-3 giorni, errori permettendo.

Come nasce una tua opera? Vale a dire se ti viene commissionato di raffigurare un picchio verde o un’anatra cosa fai; ti documenti cercando immagini e nel caso come selezioni le fotografie?

Quando mi viene commissionata una illustrazione solitamente la ricerca dell’immagine di riferimento parte dal mio archivio fotografico. Tendo infatti ad utilizzare immagini fotografiche da me realizzate (sebbene non sia gran fotografo!) o di qualche amico. Altrimenti la ricerca in internet è la seconda possibilità. Nel qual caso le immagini realizzate da altri vengono da me utilizzate come riferimento e base interpretativa e così, talvolta anche da più fotografie, ottengo la mia illustrazione. La scelta delle immagini in genere ricade su materiale di buona qualità fotografica ove il soggetto che devo realizzare sia ben leggibile negli elementi che mi interessa illustrare. Il discorso è differente nel caso realizzi illustrazioni che nascono da un lavoro personale (con più tempo a disposizione) ove, oltre alle proprie immagini fotografiche, si aggiungono, come componenti fondamentali, le emozioni vissute, la ricerca sul campo, la realizzazione di schizzi ed acquarelli.

Che importanza ha a tuo giudizio, per un disegnatore, aver acquisito una buona esperienza di birdwatching?

Sicuramente una grande importanza. Più in generale ritengo che sia difficile realizzare immagini di qualità senza un’adeguata conoscenza dei soggetti e senza un’abitudine all’osservazione. Credo che la capacità di osservare sia la principale qualità per chi realizza immagini.

Oltre agli uccelli, cosa ti piace disegnare tra i vari elementi naturali?

Direi tutto ciò che è vita selvatica. Non mi sono mai considerato esclusivamente un illustratore di uccelli, ma ho sempre amato disegnare e dipingere il mondo naturale. Gli uccelli sono certamente una delle componenti più affascinanti, ma certo non più di un fiore nella penombra di un bosco, della trasparenza di un ruscello o del ricamo dell’ala di una farfalla.

Tra gli illustratori naturalisti quali sono i tuoi preferiti in Italia e nel mondo?

Certamente quello che ha avuto la maggior influenza sul mio attuale modo di dipingere è Lars Jonsson. L’incontro con il suo volume (“Birds of Europe”) circa una quindicina di anni fa, fu una vera folgorazione. Direi, unico! Altri illustratori che ritengo importanti riferimenti sono Bruce Pearson, Robert Hainard, Barry Van Dusen, John Busby, Hans Larsson e qualcun altro. Sono tutti artisti che realizzano dipinti spesso caratterizzati da un approccio “impressionista”, quello che preferisco. In Italia ci sono alcuni illustratori naturalisti di sicuro valore, sebbene non necessariamente di uccelli. Come illustratori di uccelli ritengo che Lorenzo Starnini sia tra i migliori.

Molte persone amano l’illustrazione naturalistica e vorrebbero provare a cimentarsi in questa arte; cosa ti senti di consigliare a chi vuol cominciare: ci sono libri, è fondamentale uno o più corsi?

Non credo che in Italia ci sia un libro che parli espressamente dell’illustrazione naturalistica. Si possono trovare in qualche collana di libri d’arte, monografie su come disegnare gli animali e poco altro. Ma l’illustrazione naturalistica non è “semplicemente” disegnare animali e piante. Non si può prescindere dall’essere anche naturalisti, almeno un poco. In inglese si trovano manuali su come disegnare gli uccelli (uno dei migliori è “Drawing Birds” di John Busby) che possono fornire interessanti spunti e consigli sull’illustrazione naturalistica. Anche i corsi vanno bene per iniziare, soprattutto per venire a conoscenza dei materiali e delle tecniche, ma ritengo che le cose più importanti siano la passione, la determinazione e tanta pazienza nell’affrontare gli ostinati errori.

Intervista di Marco Mastrorilli

 

 

 

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